Perché la Spagna non può insegnarci il rigore dei conti

31 ottobre 2018

La Spagna guidata da Pedro Sanchez, dopo essersi accreditata come modello “morale” accogliendo la nave Aquarius, cui l’Italia aveva impedito l’accesso, ora punta a dare lezioni di corretta gestione della finanza pubblica. In questa luce andrebbero lette le dichiarazioni del premier spagnolo, rilasciate al Corriere della Sera domenica scorsa:

“La contrapposizione Nord-Sud è fuorviante. La Spagna è ormai nella post-austerità e sta dimostrando che si possono avere politiche progressiste, di ricostruzione del Welfare senza affossare i conti pubblici”, fatto che sarebbe confermato “da un bilancio 2019 [che] rientra nelle regole Ue con un obbiettivo di deficit dell’1,8% del Pil, una riduzione del debito di 2 punti e un avanzo primario per la prima volta dal 2007”.

E’ vero che la Spagna ha recuperato, in termini di Pil pro-capite, il tonfo seguito alla crisi del 2008, obiettivo che l’Italia ha ancora da realizzare. Ma Sanchez dimentica che, insieme alle riforme spesso rivendicate, la Spagna ha adottato politiche di bilancio stabilmente più espansive di Roma per almeno 10 anni. Il rapporto debito Pil spagnolo, nonostante la decisa ripresa economica in atto, è cresciuto dal 69,5% del 2011 al 98,3% del 2017, quasi 29 punti in più sul Pil. In Italia, l’incremento è stato, nello stesso periodo, di quasi la metà: 15,2 punti al 131,8%. I conti pubblici spagnoli, dunque, non sono migliorati affatto rispetto a quelli italiani.

Quanto alle politiche di welfare va ricordato che la disoccupazione spagnola, negli anni di crisi è esplosa a livelli inferiori solo a quelli della Grecia in Europa, con un’accelerazione proprio negli anni della crisi dell’euro (2011-2012). (In basso il confronto Italia-Spagna). Anche adesso, essa rimane al 14,6% mentre in Italia si trova sotto al 10%. A ciò andrebbe aggiunto che l’Italia, a differenza della Spagna, non ha mai ricevuto né richiesto aiuti internazionali per salvare il suo sistema bancario: Madrid, ha ottenuto un finanziamento da 41,3 miliardi nel 2012. E lo sta ancora ripagando.

In conclusione, l’Italia nel 2019 adotterebbe per la prima volta un rapporto deficit Pil superiore a quello di Madrid: 2,4% contro 1,8%. Ciò non è mai accaduto in dieci anni, e non sarebbe male tenerlo a mente.

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