Piazza Affari in flessione, dominano le trimestrali. FTSE MIB -0,88%

10 novembre 2018

Piazza Affari in flessione, dominano le trimestrali.

Piazza Affari in flessione, dominano le trimestrali. FTSE MIB -0,88%.

Mercati azionari europei deboli. Wall Street in ribasso: a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 -0,8%, Nasdaq Composite -1,5%, Dow Jones Industrial -0,6%. Ieri il Federal Open Market Committee (FOMC, la commissione della Federal Reserve che prende le decisioni di politica monetaria) ha lasciato invariati i tassi d’interesse USA in un range del 2,00% -2,25%. Secondo quanto riporta MarketWatch, è di circa l’80% la probabilità che il quarto rialzo del 2018 venga deciso nell’incontro del Fomc di 18 e 19 dicembre.

A Milano il FTSE MIB ha terminato a -0,88%, il FTSE Italia All-Share a -0,80%, il FTSE Italia Mid Cap a -0,24%, il FTSE Italia STAR a -0,40%. Borsa italiana peggiore in Europa a causa delle tensioni tra governo e Commissione UE sulla manovra 2019: lo spread BTP-Bund si è riportato in area 300 bp.

*Per quanto riguarda i dati macroeconomici della giornata, negli USA la stima preliminare di novembre dell’indice di fiducia dei consumatori, *calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, si attesta a 98,3 punti, risultando superiore alle previsioni degli addetti ai lavori pari a 98 punti ma in lieve calo dalla rilevazione precedente pari a 98,6 punti. L’indice grezzo dei prezzi alla produzione USA ha evidenziato, nel mese di ottobre, un incremento dello 0,6% su base mensile dopo il +0,2% della rilevazione precedente (consensus +0,2%). Su Base annuale il PPI è salito del +2,9% dal +2,6% precedente (consensus +2,5%). L’ONS (Office for National Statistics) ha comunicato la prima stima del PIL nel Regno Unito: l’indice e’ atteso in crescita nel terzo trimestre del 2018 dello 0,6%, dal +0,4% del secondo trimestre. Su base annuale il PIL e’ atteso in crescita del 1,5% rispetto allo stesso periodo del 2017, in linea con le attese e in crescita dalla lettura del secondo trimestre (+1,2%).

*Pesante flessione per Leonardo (-8,79%) *che scivola sui livelli minimi da metà luglio nonostante il balzo di utili (157 milioni di euro da 52), ricavi (2,651 miliardi, +3,9% a/a) e ordini (+66% a/a a 4,786 miliardi) registrato nel terzo trimestre. Delude però l’importante dato relativo all’EBITA, in calo a 162 milioni dai 189 del trim3 2017. Confermata la guidance 2018.

*Molto male TIM (-4,83%) *che ha chiuso il terzo trimestre con risultato netto in forte calo (a causa di poste negative straordinarie) e dati operativi leggermente peggiori rispetto al consensus degli analisti pubblicato sul sito del gruppo. Un portavoce di Vivendi (primo azionista ma in minoranza nel cda controllato da Elliott) ha accusato il fondo USA di disorganizzazione totale e non ha escluso l’ipotesi di convocazione dell’assemblea per chiedere una revisione del board. I ricavi si attestano a 4,666 miliardi di euro (consensus 4,698), l’EBITDA a 2,045 miliardi (2,101) con EBITDA margin a 43,8% (44,7%). L’EBITDA organico domestic è pari a 1,764 miliardi (consensus 1,761). L’indebitamento netto al 30 settembre si attesta a 25,190 miliardi di euro contro i 25,179 del consensus. Il risultato netto consolidato dei primi nove mesi del 2018 attribuibile ai Soci della Controllante è negativo per 868 milioni di euro (-1,4 miliardi nel trim3 da +437 milioni nel trim3 2017) principalmente a causa della svalutazione da 2 miliardi di euro dell’avviamento attribuito a Core Domestic: escludendo l’impatto degli oneri netti non ricorrenti il risultato è superiore a +1,2 miliardi di euro, in linea con quello dell’anno precedente. TIM segnala che a causa di “numerosi fattori”, non è in grado di confermare “il rapporto fra indebitamento finanziario netto rettificato ed EBITDA a circa 2,7x a fine 2018”.

Petroliferi in ribasso: Saipem (-5,12%), Eni (-0,76%), Tenaris (-2,30%). L’indice EURO STOXX Oil & Gas segna -1,5%. Settore molto debole quindi e non potrebbe essere altrimenti: il petrolio ha toccato stamattina nuovi minimi di periodo. Il future gennaio sul Brent è sceso fin sui 69,10 $/barile circa (minimo da aprile), il future dicembre sul WTI fin sui 59,30 $/barile circa (minimo da febbraio). Il greggio è penalizzato dalla crescita dell’offerta e dai timori di indebolimento della domanda a causa del rischio di rallentamento della crescita mondiale provocato dalle tensioni commerciali.

Fincantieri accelera al ribasso (-15,69%) e tocca i minimi da luglio dopo la pubblicazione dei dati dei primi nove mesi. I ricavi sono in crescita dell’8,5% a/a e l’EBITDA del 20,8% a/a a 281 milioni di euro. L’indebitamento netto sale a 482 milioni di euro da 314 a fine 2017. Confermati i target 2018 inseriti nel piano industriale 2018-2022. Deludenti i risultati di VARD, con EBITDA a -16 milioni di euro da +33 un anno fa. Il gruppo ha implementato una strategia di diversificazione per la controllata norvegese, “Tuttavia tale strategia sta richiedendo una riconfigurazione organizzativa e produttiva”. Il CFO Giuseppe Dado durante la conference call ha dichiarato su VARD potranno esserci profondi cambiamenti organizzativi con effetti dal 2019: per il quarto trimestre non si aspetta che raggiunga il break even.

Salvatore Ferragamo (+2,06%) positiva dopo la pubblicazione dei dati del terzo trimestre, periodo che segna un’inversione di tendenza rispetto alla prima metà del 2018. Alcuni importanti broker (come Mediobanca e UBS) hanno rivisto al rialzo i target sul titolo, pur mantenendo raccomandazioni negative. I ricavi salgono del 3,9% a/a, mentre il dato dei primi nove mesi segna -3,3%. L’EBITDA è salito del 27,4% a/a a 32 milioni di euro (-7,9% nei nove mesi). L’utile netto al 30 settembre si attesta a 65 milioni di euro (-17,5% rispetto ai 79 milioni di euro dei nove mesi 2017).

Bene le utility A2A (+1,63%), Italgas (+1,56%), Terna (+1,31%) e soprattutto Acea (+8,68%) che balza sui massimi da inizio ottobre all’indomani della pubblicazione dei dati dei primi nove mesi del 2018. L’EBITDA sale a 685 milioni di euro (+9% a/a), il risultato netto a 215 milioni (+41% a/a). Il management ha leggermente migliorato la stima di crescita dell’EBITDA 2018 da maggiore del 5% a maggiore del 6%.

Ottima performance per Credem (+3,85%) che ha chiuso i conti al 30 settembre con utile netto in progresso del 3,1% a/a a 151 milioni di euro. Il CET1 ratio è pari a 13,14%, in crescita di quasi 20 bp rispetto al 12,96% di fine giugno 2018 e sui massimi livelli del sistema bancario italiano.

(Simone Ferradini – www.ftaonline.com)

fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

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