Nuovo triplice record a Wall Street: il Dow Jones supera i 26.000 punti
News / 18 gennaio 2018

Seduta trionfale a Wall Street dove la borsa di New York ha ritoccato al rialzo i precedenti record dei suoi tre listini con il Dow Jones che per la prima volta ha chiuso sopra quota 26.000 punti, soglia superata già ieri durante la giornata ma per poi ritracciare al suono della campanella che segna la fine delle contrattazioni. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,25% a quota a 26.114,37; lo S&P 500 è progredito dello 0,94% a 2.802,56 punti; il Nasdaq è cresciuto dell’1,03% a 7298.28 punti.  fonte: http://www.agi.it/economia/rss

Continua il crollo delle criptovalute: Bitcoin ha perso metà del valore in 30 giorni
News / 18 gennaio 2018

Bitcoin ha segnato un nuovo record negativo scendendo sotto i 10.000 dollari nelle ultime 24 ore. La criptovaluta ha visto il suo prezzo scendere del 22,7% rispetto a ieri, un calo che l’ha portata nel pomeriggio di mercoledì 17 ad essere scambiata a 9.500 dollari, per poi recuperare a quota 10.000. Con quest’ultimo calo, negli ultimi 30 giorni Bitcoin ha perso metà del suo valore, meno 49,5% rispetto ai 20.000 dollari del 17 dicembre scorso. Il calo della valuta digitale, che si è apprezzata di circa 1.300 volte lungo tutto il 2017, sta continuando a trascinarsi dietro le altre criptovalute: il suo rivale, Bitcoin Cash, perde oggi il 31% ed è scambiato a 1.400 dollari, Ethereum perde il 30%, scambiato a 800 dollari, Litecoin perde il 29%, scambiato a 147 dollari. Anche Ripple cala, la criptovaluta che più ha fatto guadagnare i suoi possessori nel 2017: adesso è scambiata a 0,9 dollari, con un calo nelle ultime 24 ore del 31%.  Oggi intanto la Commissione europea ha lanciato un avvertimento sui “chiari rischi” legati a Bitcoin e criptomonete per investitori e consumatori. “Stiamo monitorando da molto vicino gli sviluppi sulle criptomonete e i Bitcoin”, ha detto una portavoce della Commissione, Vanessa Mock, secondo cui “ci sono chiari rischi per investitori e consumatori associati…

Apple pagherà 38 miliardi di dollari per rimpatriare i fondi in Usa
News / 18 gennaio 2018

Apple pagherà 38 miliardi di dollari sui profitti guadagnati all’estero, come diretta conseguenza della recente riforma fiscale voluta da Donald Trump. È quanto afferma Cupertino in una nota, annunciando anche nuovi investimenti negli Stati Uniti e la creazione di 20 mila nuovi posti di lavoro, con un impatto economico complessivo stimato sui 350 miliardi di dollari. “Un pagamento di questa portata sarebbe il più grande di sempre”, si legge nella nota. La riforma fiscale offre alle società statunitensi l’opportunità di rimpatriare gli utili conseguiti all’estero a un tasso dell’8% per le attività non liquide e del 15,5% per i contanti. Prima della riforma fiscale, questi profitti fintanto che rimanevano ‘parcheggiati’ all’estero erano totalmente esentati dalla tassazione e sarebbero stati tassati al 35% una volta ‘rimpatriati’ negli Stati Uniti. Il gigante degli smartphone ha anche annunciato che l’apertura di un nuovo “campus” che inizialmente ospiterà i servizi d’assistenza tecnica ai clienti. La sua posizione sarà rivelata nel corso dell’anno. fonte: http://www.agi.it/economia/rss

Cosa è Qwant, l’anti-Google francese che ha convinto la Cina garantendo privacy e sicurezza
News / 18 gennaio 2018

La decisione delle autorità cinesi di bloccare Google anche per i residenti stranieri, aziende, studenti, insomma tutti quelli che risiedono anche temporaneamente nel Paese è stata sicuramente un duro colpo per Big G. Ma è stata accolta come una grande opportunità per un motore di ricerca francese, che dal 19 ottobre 2017 ha anche una sede in Italia. Si chiama Qwant, è nato nel 2013, è un progetto francese ma che col tempo ha assunto un profilo decisamente europeo. Continentale. Si è presentato al mercato come l’anti-Google, senza timore che la sfida potesse sembrare ridicola o poco credibile. Adesso, proprio dalla Cina arriva la prima vera vittoria nei confronti del gigante californiano. Già, perché i 22 milioni di persone che in Cina non avranno più accesso al motore di ricerca più famoso al mondo, potranno invece usare Qwant, che a Pechino sta più che bene e che gli ha dato il via libera incondizionato. La filosofia di Qwant, e come fa soldi Perché? Semplice. Qwant – che si chiama così perché ha insieme la ‘Q’ che sta per la quantità di dati presente in rete, e ‘want’, volere, in inglese – ha fatto della sua filosofia un modello di business che è l’antitesi di…

Al Forum di Davos tutti gli occhi saranno puntati su Trump
News / 18 gennaio 2018

“Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato” sarà il tema dell’appuntamento dell’elite mondiale a Davos dove è in programma, dal 22 al 26 gennaio prossimi, la 48esima edizione del World Economic Forum. Il richiamo alla cooperazione è ancora più significativo in un momento delicato come questo dal punto di vista geopolitico e in questo senso, assume maggior peso la presenza del presidente degli Stati Uniti nella piccola ed esclusiva località montana della Svizzera. La novità di quest’edizione è infatti la partecipazione di Donald Trump ai lavori, assieme agli altri 3.000 partecipanti, tra cui 70 capi di stato e di governo (per l’Italia è prevista la presenza del premier Paolo Gentiloni, accanto al francese Emmanuel Macron, alla britannica Theresa May, al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e al presidente indiano Narendra Modi) e 1.600 tra dirigenti di multinazionali e celebrità. Una nutrita delegazione con il presidente Usa Trump sarà il secondo presidente Usa ad assistere all’appuntamento annuale di Davos dopo Bill Clinton che partecipò alla conferenza nel 2000. In genere, i presidenti Usa sono stati sempre attenti ad evitare di legare la loro presenza a quella di multimiliardari presenti al Forum (si parla di un gettone di presenza che si aggira sui 20 mila dollari) per non…

Cosa ci fa Ferrero con le caramelle Nestlé comprate in America?
News / 18 gennaio 2018

Dopo le indiscrezioni di inizio gennaio, ora è ufficiale: Ferrero acquisisce il business dolciario di Nestlé negli Stati Uniti, diventando il terzo gruppo del settore nel Paese. L’operazione vale 2,8 miliardi di dollari in cash (circa 2,3 miliardi di euro) e dovrebbe essere finalizzata intorno alla fine del primo trimestre 2018. Il gruppo di Alba comprerà più di 20 storici brand americani estremamente conosciuti, tra cui marchi di cioccolato iconici come Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka e il diritto esclusivo sul marchio Crunch negli Stati Uniti, così come i brand di caramelle SweeTarts, LaffyTaffy e Nerds. Ferrero acquisirà gli stabilimenti produttivi statunitensi di Nestlé a Bloomington, Franklin Park e Itasca, in Illinois, con i dipendenti collegati alla divisione confectionery, continuando ad operare attraverso gli uffici di Glendale, in California, e le altre sedi proprie in Illinois e in New Jersey. Ferrero, fondata come azienda a conduzione familiare ad Alba, in Italia nel 1946, è la terza più grande azienda nel mercato globale del cioccolato confezionato con vendite mondiali di oltre 12 miliardi di dollari (10,3 miliardi di euro), distribuzione in oltre 170 Paesi e oltre 30.000 dipendenti in tutto il mondo. Questa transazione rafforzerà la sua posizione. Inoltre con questa operazione, Ferrero aggancia il terzo posto nel mercato statunitense dove è meglio…

Monopolio finito? Cosa cambia per i diritti d’autore dopo la svolta di Soundreef
News / 18 gennaio 2018

“Abbiamo superato il monopolio Siae”. Davide D’Atri, fondatore di Soundreef, società per la gestione dei diritti d’autore, e Fedez (il primo cantante di grande richiamo ad aver sostenuto la startup) ne sono convinti. Il superamento arriva con un accordo con Lea (Liberi editori autori), una neonata società no-profit che raccoglierà in Italia i diritti degli iscritti Soundreef. Ma come si è arrivati a questo punto? E come cambia lo scenario adesso? A cosa serve l’accordo con Lea  Soundreef s’infila così nelle pieghe normative concesse dall’articolo 19 del decreto fiscale collegato alla Legge di Stabilità 2018. Entrato in vigore il primo gennaio, rappresentava una risposta all’Unione europea e (anticipando possibili sanzioni) una prima liberalizzazione del settore. Ma a metà: afferma infatti che la raccolta dei diritti non spettasse più esclusivamente a Siae. Ma apriva solo ad altre società che, al contrario di Soundreef, non avessero scopo di lucro. Una soluzione di compromesso, dovuta al ministro della Cultura Dario Franceschini, passato – come confermato in un’audiozione alla Camera – dalla volontà di abolire il monopolio a quella di riformare la Siae. L’accordo con Lea (che è una no-profit) consente quindi alla società di D’Atri di percorrere l’ultimo miglio che la divideva dalla possibilità di…

Cosa ha causato il crollo delle criptovalute nelle ultime 24 ore
News / 18 gennaio 2018

Il valore di Bitcoin è crollato del 18% martedì, raggiungendo così il suo valore minimo del 2018, dopo dodici mesi da record. Il motivo? La diffusione della notizia che la Corea del Sud potrebbe vietare il trading in criptovalute.  Il crollo di Bitcoin, che alle 20 del 16 gennaio è scambiato a a circa 11 mila dollari (il prezzo in tempo reale su Coindesk), ha innescato di conseguenza una massiccia vendita su tutto il mercato dell criptovalute. Bitcoin Cash, il rivale di Bitcoin nato da una sua scissione, nel pomeriggio di martedì perde il 22%, scambiato a 2 mila dollari, Ethereum perde il 23% ed è scambiato a 1,1 mila dollari, Ripple, che è stata la moneta rivelazione del 2017 perché quella che ha permesso i guadagni più alti a chi li ha comprati, ha perso quasi un terzo del suo valore, scambiato a 1,3 dollari. Ma sono solo alcuni esempi, i più famosi.  Cosa ha causato il martedì nero di Bitcoin  Il crollo è cominciato dopo che l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che il ministro delle Finanze Kim Dong-yeon aveva detto a una radio locale che il governo avrebbe proposto una serie di misure per “reprimere la mania degli investimenti in criptovaluta”, considerata del tutto irrazionale e pericolosa per i…

Airbnb da oggi consentirà di pagare solo una parte in fase di prenotazione
News / 18 gennaio 2018

Airbnb lancia Pay Less Up Front, opzione di pagamento che consente di pagare una parte del viaggio al momento della prenotazione e il resto alcuni giorni prima del check-in. Il portale di home sharing determina l’importo che può essere pagato in anticipo e quello successivo. In precedenza si doveva pagare per l’intero viaggio al momento della prenotazione. La nuova opzione di pagamento è disponibile da oggi su iOS, Android, Web mobile e desktop. Per utilizzare la funzione, però, il viaggio deve costare non meno di 250 dollari (200 euro) ed essere prenotato almeno 14 giorni prima della data di check-in. Airbnb ha testato la funzione con utenti selezionati e ha rilevato che il 40% degli ospiti ha optato per pagare meno in anticipo e che lo strumento ha portato a ulteriori prenotazioni in anticipo.   La mossa segue altri aggiornamenti recenti alla piattaforma di Airbnb. Da novembre la società consente agli utenti di dividere i pagamenti con un massimo di 16 persone. Secondo Airbnb, il 30% delle prenotazioni in cui si è utilizzato lo strumento di suddivisione dei pagamenti ha portato a uno o più nuovi utenti sulla piattaforma. Il giorno di Natale del 2016, il ceo Brian Chesky aveva chiesto agli utenti quali funzionalità desiderassero di più su Airbnb….

Dietro il primo vero picco di Bitcoin potrebbe esserci un trucco
News / 18 gennaio 2018

Potrebbe esserci una sola persona dietro il balzo dei bitcoin da 150 a 1.000 dollari. Il salto risale al 2013, quando la capitalizzazione dei bitcoin era ancora contenuta e gli scambi ancor più concentrati di quanto lo siano adesso su una sola piattaforma (Mt. Gox, poi fallita nel 2014). L’ipotesi è di una ricerca pubblicata sul Journal of Monetary Economics. I suoi autori, Neil Gandal, JT Hamrick, Tyler Moore e Tali Oberman, hanno individuato “operazioni sospette”, condotte soprattutto attraverso due bot (chiamati Markus e Willy). Nei giorni in cui la ricerca ha individuato queste operazioni, il prezzo dei bitcoin è salito in media del 4%. Quando invece non ce n’è traccia, il valore della criptovaluta è calato. E così, giorno dopo giorno, in due mesi (alla fine del 2013) il prezzo è arrivato a sfiorare i 1.000 dollari. Ma in cosa consistevano queste “operazioni sospette”? Secondo lo studio sarebbero state “finte transazioni”, incluse però nel computo totale dalla piattaforma: un traffico (gonfiato, massiccio, ma non reale) che avrebbe infiammato i prezzi. L’obiettivo sarebbe stato duplice: oltre a generare guadagno, l’attività (in particolare del bot Willy) sarebbe stata utile anche per coprire un furto di oltre 600.000 bitcoin subito da Mt. Gox nel 2011 (un’ipotesi che circola da tempo in…