Ecco il racconto di Oxfam dello squilibrio del mondo
News / 16 gennaio 2017

Roma – L’estrema disuguaglianza economica nel mondo è oggi ancora più ampia di quanto stimato finora. Lo afferma il rapporto Oxfam pubblicato alla vigilia del Forum economico di Davos. Lo squilibrio in Italia: il 20% delle persone ha il 70% della ricchezza Secondo le nuove stime di Credit Suisse sulla distribuzione della ricchezza nel mondo che si avvalgono di miglioramento della qualità dei dati per i decili più poveri della popolazione in Cina e India, oggi 8 super ricchi possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione del pianeta. Se la raccolta dei dati avesse manifestato un simile salto di qualità già lo scorso anno, la stima diffusa da Oxfam sarebbe stata di 9 miliardari (e non di 62) che nel 2015 detenevano la stessa ricchezza netta del bottom-50% mondiale. In sostanza, dai nuovi dati oggi a nostra disposizione emerge che la metà più povera della popolazione è ancora più povera di quanto precedentemente stimato.   Un mondo di contrasti La ricchezza accumulata da un’esigua minoranza di super ricchi sta crescendo a dismisura tanto che, a questo ritmo, nel giro di 25 anni potremmo trovarci di fronte al primo “trillionaire” ovvero ad un individuo che possiederà una ricchezza superiore…

10 Blue Chips che resistono ad ogni tempesta
News / 15 gennaio 2017

Le azioni che pagano dividendi sono un ottimo strumento per rafforzare una rendita e stabilizzare un portafoglio ma per far sì che siano sicure (per quanto possa esserlo un’azione) devono anche avere un vantaggio competitivo sulla concorrenza. Le azioni che pagano dividendi sono un ottimo strumento per rafforzare una rendita e stabilizzare un portafoglio ma per far sì che siano sicure (per quanto possa esserlo un’azione) devono anche avere un vantaggio competitivo sulla concorrenza.  Teva Pharmaceutical Industries Ltd (ADR) (NYSE: TEVA ) Dividend Yield: 4%   La società analizzata dagli esperti di Simply Safe Dividends è leader nella produzione di farmaci generici compresi quelli biosimilari, ha dovuto recentemente affrontare un ritardo sull’acquisizione di Actavis, ramo dei generici in arrivo da Allergan  (NYSE: AGN) il che ha portato sulle azioni un’ondata ribassista giudicata però eccessiva. Questo ha però creato una interessante opportunità di acquisto a lungo termine. Infatti stando ai calcoli, le sinergie che impatteranno favorevolmente sull’azienda grazie ad  Actavis dovrebbero ammontare a 1,4 miliardi di collari cui vanno aggiunti altri 2 miliardi provenienti dai tagli dei costi operati recentemente dall’azienda. Ottima notizia per gli amanti dei dividendi, che già godono di una cedola generosa, sostenibile e anche di un payout particolarmente…

Da Wanda ad Alibaba, chi accompagna Xi Jinping a Davos
News / 15 gennaio 2017

Pechino – Il fondatore di Alibaba, Jack Ma, e il patron della conglomerata Wanda, Wang Jianlin, saranno i due nomi di spicco tra gli imprenditori cinesi che accompagneranno Xi Jinping a Davos, in occasione del World Economic Forum dal 17 al 20 gennaio prossimo. Assieme ai due pesi massimi del business cinese, ci saranno anche nomi meno noti al grande pubblico, ma che siedono al vertice di gruppi strategici per Pechino, soprattutto nei settori delle telecomunicazioni e dell’energia. I nomi di alcuni degli imprenditori e uomini di affari al seguito di Xi sono stati svelati dal portale di informazione Sina, uno dei piu’ letti in Cina. Il debutto di Xi tra le nevi. per l’Italia c’è Padoan Tra i grandi nomi dell’Information Technology, a calcare la scena di Davos ci saranno: – – la presidente del gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei, Sun Yafang; – il presidente di China Telecom, Yang Jie;  – il presidente di Baidu, il maggiore motore di ricerca cinese, Zhang Yaqin I top manager del settore dell’energia saranno invece – Fu Chengyu, ex presidente del gigante del petrolchimico Sinopec  – Shu Yibiao, a capo di State Grid, la piu’ grande societa’ di energia elettrica della Cina – He Yu, il presidente…

Banche italiane, S&P: “rischiose come quelle di Brasile e Turchia”
News / 14 gennaio 2017

I crediti deteriorati si confermeranno una spina nel fianco delle banche italiane anche nei prossimi anni, a dispetto di tutte le operazioni di risanamento che alcuni tra i più importanti istituti stanno lanciando in questo momento. E’ quanto prevede S&P, aggiungendo che il rischio per il sistema bancario made in Italy misurato da una scala (crescente) che va da 1 a 10 è pari a 6. Il che significa che le banche italiane sono rischiose come quelle di Turchia, Thailandia, Irlanda e Brasile e, anche ,che il loro livello di rischio è superiore a quello delle banche polacche e spagnole. Sul tema crediti deteriorati, così Mirko Sanna, analista del settore bancario dell’agenzia di S&P, in occasione dell’annual press conference 2017 dell’agenzia di rating. “Anche se le banche italiane dovessero completare le operazioni di cessione che hanno annunciato nel corso del 2016, da Mps a Unicredit, abbiamo fatto una stima per cui, comunque, nel 2018, stiamo parlando di uno stock intorno ai 260 miliardi“. Il taglio dello stock dei crediti dubbi “richiederà tempo e avrà dei costi”, che comporteranno nuove perdite. Sanna precisa poi che un fattore positivo è da ravvisare nel fatto che “c’è stata una netta riduzione dei flussi di crediti…

SocGen: “Italia lasci l’euro, salvare le banche è uno spreco di tempo”
News / 14 gennaio 2017

Albert Edwards, strategist di Société Générale, è scettico al 100% sulla possibilità che l’Italia possa risolvere i propri problemi, e considera l’operazione di salvataggio delle banche italiane “una perdita di tempo”. Così l’esperto, noto per essere un convinto ribassista sui mercati, in una conferenza che si è tenuta a Londra: “L’Italia è totalmente moribonda. E nonostante ciò, assistiamo in questo momento a grandi sforzi a favore di operazioni di bailout per le banche italiane. Ma non sono le banche italiane il problema dell’Italia”. Il punto, continua Edwards, è che “ricapitalizzare le banche italiane è uno spreco di tempo e di sforzi, se l’Italia rimane nell’Eurozona. La stessa montagna di crediti deteriorati che zavorra il sistema finanziario italiano, è solo “un sintomo”, e non “la causa”, dei problemi del paese. Secondo lo strategist di SocGen, invece, se dicesse addio all’euro, l’Italia potrebbe finalmente avere il pieno controllo sui tassi di interesse e sulla propria valuta, diventando così più competitiva nella scena mondiale. Tornando alla lira e svalutandola, l’Italia renderebbe le sue esportazioni molto più convenienti e di conseguenza appetibili agli occhi – e al portafoglio – degli acquirenti stranieri. “L’Italia non ha mai assistito a un boom e poi all’esplosione della crisi….

Dieselgate FCA: Ue chiede a Italia di fare chiarezza
News / 14 gennaio 2017

Le accuse mosse dalle autorità Usa a FCA e Renault sui sistemi di controllo delle emissioni inquinanti stanno provocando reazioni anche in Europa e in Italia. Le autorità dell’Unione Europea stanno facendo pressione sul governo italiano perché risponda alle accuse contro la casa italo americana, anche quelle avanzate dalla Germania. A settembre il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha scritto una lettera alla Commissione Ue in cui si chiedeva di indagare sul caso Fiat Chrysler, dopo che le analisi delle autorità tedesche avevano mostrato che il gruppo aveva barato nei test sulle emissioni. Secondo il governo tedesco FCA ha programmato alcune delle sue auto per superare i controlli sulle emissioni durante i test su strada. Le analisi dell’autorità del settore automobilistico della Germania su diversi modelli FCA, condotte su 50 modelli diesel di più case automobilistiche, mostrano come i sistemi di controllo delle emissioni inquinanti si spegnevano dopo 22 minuti. Questo fatto anomalo, secondo gli autori dei test, dimostra che FCA ha programmato i veicoli per far funzionare i controlli sulle emissioni solo durante i primi 20 minuti dei test. Il governo italiano, che ha certificato i modelli di FCA per l’uso nei paesi Ue, ha contestato i risultati dei…

Demonetizzazione India: dietro al piano ci sono gli Stati Uniti
News / 14 gennaio 2017

Demonetizzazione in India, una decisione presa apparentemente a sorpresa dal governo di Narendra Modi, che ha messo in ginocchio la popolazione e che potrebbe essere stata sostenuta, nonché orchestrata, da Washington. E’ quanto scrive Norbert Haering, giornalista finanziario tedesco, blogger ed economista, autore del best seller: “Abolizione dei contanti e conseguenze”, pubblicato nel 2016. Agli inizi di novembre, senza alcun avvertimento, il governo indiano ha dichiarato non più valide le due banconote di taglio più alto, ovvero quelle da 500 e 1.000 rupie, ritirandole dalla circolazione e scatenando il panico dei cittadini indiani. Conseguenza piuttosto logivca, la disperata corsa agli sportelli,  per cambiare le banconote ormai inutili con quelle di nuovo conio che le hanno sostituite. Le lunghe file di fronte agli sportelli delle banche hanno provocato malori e in alcuni casi anche decessi. Diversi gli episodi riportati di gente che non è riuscita a prelevare i propri soldi, di Bancomat vuoti e di istituti di credito, a secco di valuta, vicini al collasso. Per non parlare delle attività economiche dipendenti dai contanti, che hanno sofferto perdite immani e/o sono fallite. Nonostante ciò, il primo ministro dichiarava lo scorso 8 novembre che il decreto di demonetizzazione stava producendo effetti positivi nel contrastare e…

Bomba per banche svizzere: conti dormienti per 2 miliardi
News / 14 gennaio 2017

Quando cadrà definitivamente il segreto bancario e le banche svizzere dovranno comunicare agli altri paesi le informazioni sui conti dei presunti evasori fiscali stranieri, i fondi in giacenza per 2 miliardi di franchi potrebbero diventare un grosso problema di immagine per gli istituti di credito elvetici. “I 4,000 conti che sono rimasti dormienti per almeno 60 anni sono solo la punta dell’iceberg“, secondo quanto riferito a Swissinfo.ch da André Naef, confondatore dell’azienda FAST Search incaricata di cercare i clienti delle banche per conto delle stesse società del credito. Le banche svizzere esitano a rilevare le somme di denaro contenute in questi conti giacenti e non rivendicati dai proprietari, soldi che appartengono in molti casi a personaggi famosi, ma tenerli giacenti senza risalire a chi c’è dietro presenta dei rischi per la reputazione delle aziende. L’Associazione svizzera dei banchieri afferma che 2.900 conti custodiscono circa 52 milioni di franchi svizzeri. Secondo quanto riferito da Naef, però, nel complesso i fondi in giacenza per cui i contatti con i proprietari si sono interrotti da almeno due anni raggiungono il valore di “almeno 2 miliardi di franchi”. “La sola esistenza di questi conti” non rivendicati, sottolinea il media svizzero, “potrebbe rivelarsi un problema quando dal…

Barclays: trader ciechi, “non fate stesso errore Brexit”
News / 14 gennaio 2017

Gli analisti di Barclays ne sono convinti: i mercati continuano a sopravvalutare i rischi delle elezioni francesi, e quindi l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, sottovalutando il rischio tedesco e olandese. Per gli esperti della banca inglese, questa situazione riflette quello che e’ già accaduto con la vittoria di Donald Trump nelle elezioni statunitensi e con la Bexit. In entrambi i casi, non erano tanto i sondaggi ad essere sbagliati ma gli esperti a commettere un errore.  In particolare, Martin Barth, strategist nella divisione forex, punta il dito contro i pregiudizi degli operatori di mercato, troppo convinti che lo status quo sarebbe rimasto. Di conseguenza, Barth crede che gli operatori devono guardare di nuovo dati dei sondaggi, che nel caso della Francia sono rassicuranti. “Ironia della sorte, i sondaggi attuali indicano che l’elezione francese può produrre l’unico governo forte e orientata al mercato nell’Ue e in grado anche di portare ad una maggiore apertura nei negoziati Brexit, creando un rischio al rialzo sia per l’euro sia per la sterlina”. Al contrario, il più grande rischio per l’Europea – sottolineano dall’ufficio studi della banca britannica – e’ piuttosto la crescita di partiti marginali in grado di destabilizzare i governi e guidare la “balcanizzazione” dell’Europa. Barth crede che “i mercati stiano…

Borse: per Fugnoli la corsa non è finita
News / 14 gennaio 2017

L’effetto Trump continuerà a sostenere i mercati azionari a breve. È l’opinione di uno degli analisti più seguiti in Italia, Alessandro Fugnoli, secondo cui la periferia indebitata deve sperare in un euro debole ma non troppo. Una violazione al ribasso della parità con il dollaro spingerebbe la Germania a pretendere dalla Bce la fine del piano di Quantitative Easing e per i paesi meno virtuosi dell’area euro sarebbero guai seri. Nonostante la Grande Rotazione in procinto di arrivare, lo strategist di Kairos continua a preferire le Borse ai bond, anche se con estrema prudenza. La cosa migliore, secondo quanto espresso dall’analista nella sua newsletter settimanale, “sarà mantenere un livello di liquidità piuttosto elevato in modo da approfittare di volatilità e rotazioni“. Fugnoli non pensa che ci siano grandi crisi in vista, ma che i tanti rischi di politica economica e i pericoli geopolitici, nonché i valori ipercomprati di Borsa, invitano comunque alla cautela. “Ripetiamo, non ci sono all’orizzonte né crash né recessioni, ma ci sono in compenso una lotta politica incandescente in America, nuove tensioni internazionali e un’Europa in cerca di identità, il tutto con valutazioni tendenzialmente alte. Godiamoci lo spettacolo mantenendo una certa prudenza”. Secondo Fugnoli “se il trumpismo non crollerà schiacciato dal peso…